Guarda questo corpo un tempo imbellettato: sapeva attrarre l'attenzione ma ora non è che carne che va guastandosi semplice putridume. Non è né solido né reale.
Ecco questo corpo – un'immagine dipinta, una massa di piaghe ammucchiate, infermo, pieno di brame – di cui nulla è duraturo o stabile!

Commento approfondito

Il Buddha insegnò questo verso a Veluvana riguardo a Sirima, una bellissima cortigiana di Rajagaha. Nonostante la sua professione, aveva un buon cuore. Dopo aver ascoltato un verso del Buddha sul superamento della rabbia con l'amore e del male con il bene, ottenne il frutto dell'Entrata nella Corrente (Sotapanna) e divenne una devota seguace laica. La sua squisita bellezza ha affascinato molti uomini. Tuttavia, improvvisamente si ammalò e morì. Il Buddha chiese al re di lasciare il suo cadavere senza cremazione. Giorni dopo, il suo corpo gonfio e in decomposizione, trasudante di vermi, fu mostrato al pubblico. Il re offrì il cadavere a chiunque per mille denari, riducendo gradualmente il prezzo a zero, ma nessuno lo volle. Il Buddha colse questa opportunità per insegnare la vera natura del corpo. Le persone fanno di tutto per abbellire il proprio corpo, ma la bellezza fisica è impermanente. Non importa quanto sia sorprendente il proprio aspetto, alla fine è un vaso in decomposizione coperto da un sottile strato di pelle, destinato a diventare un mucchio di ossa. Il corpo è un aggregato di elementi, soggetti alla malattia e alla morte. Comprendendo questa intrinseca impurità e impermanenza, i praticanti non dovrebbero aggrapparsi alla bellezza fisica o ai desideri sensoriali, ma piuttosto usare le loro vite fugaci per coltivare azioni sane e saggezza spirituale.

🌿

Assistente IA Zen

Online

Benvenuto. Sono il tuo assistente Zen IA, qui per aiutarti a riflettere sul Versetto 147. Hai domande o vuoi esplorare ulteriormente il suo significato?