Trasforma la rabbia con la gentilezza e il male col bene, la grettezza con la generosità la falsità con la rettitudine.
Supera la rabbia con la non-rabbia; vinci i malvagi con la bontà; superare l'avaro con la generosità; vincere il bugiardo con la verità.

Commento approfondito

Questo verso fu pronunciato nel monastero del Bosco dei Bambù riguardo alla laica Uttarà. Uttarà, figlia di un ex operaio che aveva raggiunto grandi ricchezze grazie a donazioni virtuose, era sposata con una famiglia benestante. Poiché i suoi doveri le lasciavano poco tempo per la pratica spirituale, assunse una cortigiana di nome Sirima per prendersi cura di suo marito. Un giorno, vedendo il marito sorridere a Uttarà, Sirima fu presa dalla gelosia e versò del burro caldo sulla testa di Uttarà. Nonostante i servi volessero vendicarsi, Uttarà lo prevenne e perdonò Sirima, ringraziandola per averle concesso del tempo per perseguire meriti spirituali. Sirima, profondamente vergognata, chiese perdono al Buddha, che lodò la condotta di Uttarà. Il Buddha insegnò che la rabbia può essere vinta solo con la non rabbia, la malvagità con la bontà, l’avarizia con la generosità e la menzogna con la verità. Questa narrazione evidenzia il potere del perdono e la legge di causa ed effetto, illustrando che la vera forza spirituale non si trova nella ritorsione, ma nella risposta compassionevole all’ostilità.

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