La vittoria porta all’odio perché gli sconfitti soffrono. Chi è in pace vive lieto al di là di vittoria e sconfitta.
La vittoria genera inimicizia; gli sconfitti dimorano nel dolore. Felicemente chi vive in pace, scartando sia la vittoria che la sconfitta.
Commento approfondito
Il Buddha pronunciò questi versi nel monastero di Jetavana riguardo al re Pasenadi del Kosala. Dopo aver subito tre sconfitte consecutive nella battaglia contro il re Ajatasattu, il re Pasenadi cadde in una profonda depressione, trascurando la sua salute e i suoi doveri. Dopo aver saputo dell’angoscia del re, il Buddha osservò che sia la vittoria che la sconfitta sono fonti di sofferenza: il vincitore si guadagna l’inimicizia, mentre lo sconfitto vive nella miseria. Ha insegnato che la vera pace si trova solo trascendendo la lotta dualistica tra vincere e perdere, che è radicata nell’ego. Abbandonando il desiderio di vittoria e la paura della sconfitta, si raggiunge una tranquillità duratura.
Questo verso del Dhammapada (Capitolo 15, verso 201) insegna che la vittoria genera odio, poiché chi è sconfitto soffre. La vera felicità e pace si trovano nel trascendere sia la vittoria che la sconfitta.
Come illustrato dalla storia del re Pasenadi, il Buddha ha osservato che sia vincere che perdere sono fonti di sofferenza. Il vincitore si guadagna l'inimicizia, mentre lo sconfitto vive nella miseria. La pace duratura si raggiunge solo abbandonando il desiderio di vittoria e la paura della sconfitta, liberandosi dalla dualità dell'ego.
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