Commento approfondito
Il Buddha pronunciò questo insegnamento nel Boschetto di Jeta riguardo al seguace laico Culla Kala. Similmente alla storia precedente di Kala, un ladro gettò ai suoi piedi un fagotto rubato. Gli inseguitori hanno scambiato Culla Kala per il ladro e stavano per picchiarlo. Per fortuna alcune cortigiane di passaggio furono testimoni dell'evento e testimoniarono la sua innocenza, salvandolo dal male. Dopo aver sentito ciò dai monaci, il Buddha spiegò che Culla Kala fu salvato non solo dai testimoni ma fondamentalmente dalla sua stessa innocenza. Gli esseri soffrono nei regni inferiori a causa del loro karma non salutare, ma attraverso azioni salutari si salvano e raggiungono i regni celesti o il Nirvana.
L'Avatamsaka Sutra afferma che tutti i fenomeni sono creati dalla mente. Le azioni sbagliate derivano da una mente illusa, mentre le azioni virtuose nascono da una mente pura. Pertanto, tutta la sofferenza e la gioia sono auto-create. Il Buddha, dopo aver trasformato l'illusione, realizzò la sua vera mente intrinseca, un potenziale che tutti possediamo. Il versetto sottolinea la responsabilità personale: nessun altro può purificarci o legarci. Se non riusciamo a trasformare i pensieri non salutari, ne consegue la sofferenza. La vera pratica sta nella continua autoriflessione e nell’abbandono delle cattive intenzioni. Come riassume il verso del Buddha Kassapa: "Astenetevi da ogni male, coltivate il bene e purificate la vostra mente; questo è l'insegnamento dei Buddha". In definitiva, sia l’inferno che il Nirvana risiedono nelle nostre menti.
Assistente IA Zen
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